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Note storiche introduttive
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LA CERAMICA A VERNICE NERA DA EPOREDIA ( Ivrea )

Contributo per la storia della romanizzazione nella Transpadana Occidentale.
di Luisa Brecciaroli Taborelli.
(1988)


Nel quadro del processo di romanizzazione della Transpadana occidentale la deduzione ad Eporedia di una colonia civium optimo iure nel 100 a.C. rappresenta da parte dello Stato romano il primo atto ufficiale a noi noto di presa di possesso del territorio confiscato un quarantennio prima ai Salassi in seguito alla vittoria riportata, dopo alterne vicende, dal console Appio Claudio Pulcro1.

Ubicata all'estremo limite nord-occidentale della pianura padana, sulla sponda sinistra della Dora Baltea dove questa sfocia nella piana, Eporedia si colloca sulla direttrice obbligata di penetrazione verso i valichi transalpini dell'Alpis Graia (Piccolo S. Bernardo) e del Summus Poeninus (Gran San Bernardo). Entrambi i passi erano ancora in pieno territorio celtico, controllati dalle tribù dei Ceutrones dell'alta valle dell'Isère e dei Salassi della Dora Baltea, i quali avevano salvaguardato la loro indipendenza ritirandosi nelle valli alpine sospinti dalla pressione dell'esercito romano. 2

L'importanza dei due valichi, da sempre utilizzati dalle popolazioni stanziate sui due versanti 3, pare accentuarsi in concomitanza con la fondazione di Eporedia. Come ha rilevato Peyre, l'importanza strategica e commerciale dei passi alpini occidentali si accrebbe senza dubbio in conseguenza del controllo stabilito dai romani sulla valle del Rodano, dopo la creazione della provincia Narbonense 4. Nonostante che il percorso preferenziale di penetrazione commerciale nella Gallia indipendente vada individuato nelle vie d'acqua del Rodano e della Saòne, le direttrici alpine debbono tuttavia aver svolto un ruolo di rilievo: ne sono testimonianza appariscente la diffusione transalpina delle monete di conio padano e la particolare concentrazione, sul versante italiano, di monete della Gallia centro-orientale lungo le direttrici dei valichi 5.

In questo contesto si viene precisando la duplicità della funzione che la nuova colonia installata ai margini pedemontani della Transpadana doveva ricoprire. Una funzione senza dubbio strategica, soprattutto in relazione alle ricorrenti difficoltà create dai Salassi delle alte valli allo sfruttamento delle miniere d'oro che, tolte loro da Appio Claudio Pulcro assieme con il territorio di pianura, sembra fossero state immediatamente appaltate a società di publicani6.

Una seconda funzione fu quella di punta avanzata romana alle porte dei valichi che consentivano di raggiungere per la via più breve gli ambiti mercati delle tribù celtiche stanziate nel bacino dell'alto Rodano.

La possibilità di un collegamento terrestre diretto ed agevole, attraverso la pianura, con Ticinum e Placentia e di qui con la via Emilia, nonché di uno fluviale con il Po e, attraverso i suoi affluenti del settore sud-occidentale, con la costa ligure ed il porto di Genua in particolare 7, favorirono senza dubbio la scelta del sito del nuovo insediamento coloniale.

La deduzione di Eporedia appare dunque l'atto conclusivo non soltanto della conquista della Gallia Cisalpina, ma anche del processo organizzativo legato ad una manovra di ampliamento dei mercati transalpini occidentali, effettuata mediante il consolidamento di un percorso indirizzato all'arco alpino, che doveva tuttavia essere attivo e fiorente già da qualche decennio, come suggerisce tra l'altro la natura dei materiali reperiti nell'insediamento individuato in regione Consolata di Aosta 8.

Sino al definitivo assoggettamento dei Salassi ad opera di Terenzio Murena e alla fondazione di Augusta Praetoria nel 25 a.C., il ruolo determinante di avamposto militare e di centro di convogliamento e distribuzione delle merci sui due versanti delle Alpi Graie e delle Alpi Pennine va dunque assegnato ad Eporedia.

Il centro urbano, per il particolare status giuridico-amministrativo e per la ricordata duplice funzione, assume un carattere di singolarità, che è possibile rilevare anche attraverso l'analisi delle suppellettili d'uso, delle quali in questo momento iniziale della sua vita la ceramica a vernice nera costituisce l'evidenza più significativa, come d'altra parte rappresenta il segno più immediatamente percettibile del processo di romanizzazione dei territori abitati dalle popolazioni di cultura La Tène 9. La varietà ed i rapporti quantitativi delle merci d'importazione sembrano confermare non solo il ruolo preminente della colonia, ma anche la sua apertura a diversi circuiti del traffico commerciale, grazie alla collocazione privilegiata sulla confluenza dei collegamenti terrestri e fluviali Nord-Sud ed Est-Ovest verso le vie transalpine nord-occidentali.

Quale peso possa aver esercitato la presenza di una colonia di cittadini e l'assegnazione del territorio centuriato, compreso tra la Dora Baltea, il Po e l'Orco 10, nel processo di romanizzazione della parte occidentale della Transpadana, è al momento valutabile con difficoltà.

Se è infatti facilmente postulabile che i coloni immigrati abbiano portato con sé usi e costumi romani, la grave carenza di documentazione archeologica che caratterizza in particolare questa parte dell'attuale Canavese impedisce di precisarne la fisionomia ed i contorni, tanto più che gli scarsi ritrovamenti, poco più che indizi dell'esistenza di insediamenti rurali, non paiono precedere l'età augustea11

D'altra parte i suggerimenti derivanti da ricerche in corso e dai primi tentativi di censimento delle testimonianze archeologiche ed epigrafiche riguardanti aree confinanti ad Ovest e ad Est con quella eporediese, paiono evidenziare, sino almeno all'età augustea, l'esistenza di situazioni sostanzialmente differenti.

L'indagine di carattere storico, topografico ed archeologico, che si è appena conclusa per l'area canavesana subalpina situata ad Ovest del fiume Orco12, rimasta estranea alla sistemazione agrimensoria della colonia di Eporedia e successivamente assegnata ad Augusta Taurinorum13, lascia ipotizzare, anche in via preliminare, la conservazione assai prolungata in questo territorio di un popolamento rurale sparso di tipo tradizionale celtico; la fisionomia culturale, nelle sue diverse manifestazioni, pare restare coerentemente per lungo tempo ancorata al sostrato culturale indigeno14. Ciò va certamente messo in relazione sia con la continuità celtica del popolamento rurale 15, sia con la posizione decentrata di quest'area rispetto alle principali vie di collegamento terrestri e fluviali.

Al contrario, la pur scarsa suppellettile, riferibile alla seconda metà del II e al I sec. a.C., reperita negli insediamenti e nei ricoveri temporanei connessi allo sfruttamento delle aurifodinae della Bessa, site immediatamente ad Est della Dora Baltea ed in prossimità della pianura vercellese, lascia intravedere l'avvenuto inserimento di quest'area nell'orbita culturale romana già all'inizio del periodo tardo La Tène. Accanto a vasellame ed utensili di fattura certamente locale e di tradizione indigena, si registra infatti la presenza, insieme con monete della repubblica romana, di contenitori anforari di usuale circolazione in Italia settentrionale, di ceramica a vernice nera e di altre suppellettili a diffusione regionale 16. Ciò vale a collocare questa zona, pure geograficamente periferica e con persistenti caratteri di etnia e cultura celtica 17 - ma saldamente controllata dallo stato romano - in un orizzonte pienamente affine alla fase tardo-La Tène padana, quale si evidenzia con maggior ricchezza di documentazione nel territorio degli Insubri e degli altri gruppi attestati tra Sesia e Ticino 18.

Da quanto si è venuto sinteticamente rilevando, in un quadro che al momento appare solo prospettabile, Eporedia ed il suo territorio mi paiono costituire una sorta di cerniera tra un'area transpadana sostanzialmente romanizzata ed una subalpina occidentale ancora fedele a costumi e tradizioni indigeni.

Se alla luce di queste considerazioni l'analisi della ceramica a vernice nera del centro urbano, oggetto di questo lavoro, può risultare limitatamente significativa per valutare il livello di sviluppo del territorio ed il grado raggiunto nel processo di romanizzazione, le caratteristiche del sito di provenienza ne aumentano l'interesse, qualora la si intenda rapportata ad un ambito più vasto. Poiché infatti la conoscenza di questa produzione ceramica nella Gallia Cisalpina della tarda repubblica si fonda principalmente su contesti di necropoli 19, mentre gli abitati urbani o rurali che siano sono documentati generalmente da una quantità assai limitata di materiali, quasi sempre reperiti con scavi non stratigrafici 20, poter disporre di un contesto da insediamento urbano, per di più databile con certezza posteriormente al 100 a.C., contribuisce ad accrescere le informazioni disponibili, non solo per quanto attiene la cronologia della suppellettile ceramica, ma anche per i problemi, numerosi e complessi, connessi alla sua produzione e commercializzazione.

1- Fondamentale resta, per la discussione dei problemi inerenti la deduzione di Eporedia: FRACCARO, 1941. Rimando inoltre a EWINS, 1952, p. 70 5. e CHEVALLIER, 1980, p. 71. La difformità di comportamento dello stato romano nei confronti dei popoli periferici rispetto alla regione Transpadana abitata dalle tribù federate, con particolare riguardo alla deduzione di Aquileia e di Eporedia, viene ricordata da LURASCHI, 1986, p. 48 5. Per la campagna militare di Appio Claudio Pulcro, iniziata nel 143 e conclusasi nel 140 a.C., vedi in particolare FRACCARO, 1941, p. 95 55., con osservazioni circa l'assenza di documentazione di una effettiva occupazione del territorio confiscato prima della deduzione della colonia.

2- Per i confini, peraltro ipotetici, tra le due popolazioni alpine, cfr. BARRUOL, 1969, p. 22 5. e anche LAMBOGLIA, 1982, con la discussione che segue. La questione dibattuta dall'etnia Liguri/Celti, ancora sollevata da LAMBOGLIA, 1982, è affrontata con impostazione critica originale da BALDACCI, 1983.

Per i valichi, un aggiornamento con analisi approfondita si trova ora in WALSER, 1980 e WALSER, 1984.

3- BARRUOL, 1969, p. 69 5.

 

 

 

 

4- PEYRE, 1979, p. 98 5.

 

 

 

 

5- PAUTASSO, 1966, con carta di diffusione delle dramme padane alla tav. I; per la presenza di monete transalpine nel settore nord-occidentale delle Alpi cfr. PAUTASSO, 1982. Significativo è anche il ritrovamento negli scavi recenti di Ivrea di un polin, emesso forse dai Segusiavi: cfr. BRECCIAROLI TABORELLI, 1987b, p. 111, tav. XXXVIII, 516/01.

6- Strab., IV, 6, 7; FRACCARO, 1941, p. 95. Inoltre: LURASCHI, 1986, p. 49 e CRESCI MARRONE, 1987, p. 19.

 

 

7- La rete viaria terrestre del Piemonte romano è esaminata da CORRADI, 1968; per la via trasversale hùnum - Eporedia vd. in particolare pp. 60-66. Una breve ma puntuale sintesi dei collegamenti terrestri e fluviali si trova ora in CRESCI MARRONE, 1987, p. 1

8- MOLLO MEZZENA, 1982, p. 206 Ss.; ORLANDONI, 1982. I contatti culturali e commerciali tra i due versanti, evidenziati anche dall'indubbia affinità della ceramica indigena, sono sottolineati da KAENEL, 1983, p. 146.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9-Una prima esemplificazione dell'instrumentum domestieum importato nel I sec. a.C. ad Eporedia viene presentata in BRECCIAROLI TABORELLI, 1987b. È da notare che la ceramica d'impasto locale, (non illustrata nella relazione citata in quanto esulava dagli scopi di quel lavoro) per proprietà tecniche, repertorio morfologico e decorazione ha tutti i caratteri della ceramica indigena tardo-La Tène.

 

10- FRACCARO, 1941.

 

 

 

 

 

 

 

11- Qualche segnalazione in BAROCEILI, 1959, p. 21 e p. 54 55., con notizie riferite prevalentemente a tùali funerari. Ad età augustea pare risalire, a giudicare dalla ceramica recuperata, l'insediamenlo rurale individuato nel territorio di Perosa Canavese, poco a Sud di Ivrea: cfr. BRECCiAROI~I TABORELLI - CIMA, 1986.

 

 

 

 

12- I risultati della ricerca, promossa e coordinata dal Dipartimento di Storia dell'Università di Torino, sono attualmente in corso di stampa: G. CRESCI MARRONE - E. CULASSO GASTALDI (a cura di), Per pagos vieosque. Augusta Taurinorurn tra Orco e Stura, Padova.

 

 

 

 

 

 

13- Per la centuriazione di quest'area, con assi leggermente divergenti da quella di Eporedia e poi da quella più meridionale di Augusta Tau,inorum, vedi FRACCARO, 1941, p. 116 Ss. CULASSO CASiALDI, in stampa, propone di anticipare la sistemazione agrimensoria di questo territorio (cosiddetta centuriazione di Caselle) ricollegandola, anziché alla deduzione coloniale di Augusta Taurinoruiiì, ai provvedimenti dello stato romano conseguenti all'estensione della cittadinanza a tutta la Transpadana; si veda allo stesso proposito, per aree viciniori, GABBA, 1986.

14- Questi caratteri, che riflettono anche una struttura economica tradizionale, di tipo agricolo-pastorale, paiono rilevabili nella presenza esclusiva di ceramica indigena e utensili di fabbricazione locale: vd. i reperti illustrati da CIMA, in stampa, e SARDO, in stampa. Inoltre le osservazioni di carattere generale in CULASSO GASTALDI, in stampa. Per gli usi funerari e l'onomastica si rimanda, per l'area in esame, a CRESCI MARRONE, in stampa.

15- Non risulta che, per tutta l'età triumvirale, siano avvenute confische o assegnazioni in territorio transpadano; pertanto le centuriazioni riferibili al periodo 43-31 a.C. e poi all'età augustea rivestono lo scopo di sistemare e razionalizzare il sistema preesistente delle proprietà, senza apporti esogeni istituzionalizzati: cfr. CAnnA, 1986, specie p. 40 5.

16- CALLERI, 1985: i reperti sono illustrati da p. 135 Ss., con figure. Accanto a frammenti di ceramica indigena, con forme e decorazioni tipiche della fase tardo-La Tène padana, si riscontrano anche: ceramica a vernica nera, lucerne, anfore d'importazione adriatica e ceramica comune acroma di circolazione regionale. Un'anfora vinaria, di forma Lamboglia 2, reca sull'ansa un bollo IClerd(onis) attestato anche nella vicina Lercellue: cfr. BRECCIAROLI TABORELLI, 1987a.

17- Ne sono ulteriore significativa testimonianza sei lastre funerarie inseritte, recuperate di recente nella campagna di Cerrione (VC), che non si discostano dai caratteri evidenziati per questo tipo di monumento in aree periferiche subalpine: cfr. nota 13. Per il recupero, una breve notizia viene data da BRECCIAROLI TABORELLI, 1986; due delle epigrafi sono edite da PIACENTINI, 1986, p. 438 Ss.

18- Per l'analisi storica del processo di romanizzazione, prima culturale che giuridico-amministrativa, dell'area insubrica, rimando a CABBA, 1986. Le caratteristiche tipologiche dei materiali del tardo La Tène padano sono state evidenziate da TIZZONI, 1981 e TIZZONI, 1984; ma soprattutto sì ri-manda, per un quadro di sintesi articolato ed aggiornato, anche in rapporto ai fenomeni storici, a: DE MARINIS, 1986.

19- Così del resto tutti i dati materiali che riguardano il periodo della romanizzazione: cfr. le osservazioni di DE MARINIS, 1986, p. 140. Il punto di riferimento più importante restano le necropoli di Ornavasso, be. 5. Bernardo e Persona: PIANA AGOSTINETTI, 1972a e 1972b; CRAUE, 1974. Per alcune revisioni di carattere cronologico, in rapporto alla necropoli di Solduno: STÒCRLI, 1975, specie p. 83 Ss. Piuttosto scarso è il vasellame a vernice nera nelle necropoli ticinesi e limitato a sepolture collocabili nel momento finale del La Tène D: STÒCRLI, 1975: DONATI, 1979 e DONATI, 1986. Il vasellame a vernice nera dei numerosissimi contesti lombardi è stato di recente oggetto di una monografia di grande utilità, ad opera di FRONTINI, 1985. Fondamentale è pure il riferimento alle necropoli di Adria, Cà Cima: DALI~EMULLE - MARZOLA, 1977; Cà Carzoni: MANCANI, 1985.

0- Senza pretesa di offrire una bibliografia esaustiva e considerando quei contributi che non riportino solo degli esemplari isolati, elenco di seguito i contesti d'abitato disponibili, per la seconda metà Il, I sec. a.C. e inizi del secolo successivo.a. Contesti stratigrafici. A partire dall'Italia nord-occidentale: Asti (ZANDA, 1986, p. 83, tav. XVIII, 1-2; p. 92, tav. XXIII, 9/1-9/4: seconda metà I sec. a.C.); Bologna, teatro romano (BALDONI, 1986, p. 124 ss., figg. 112-117:11 sec. a.C. - ante età sillana). Il contesto datato di maggiore rilevanza resta quello dall'abitato del Magdalensberg nel Norico (SCHINDLER, 1967 e 1986:1 sec. a.C.). b. Contesti privi di dati stratigrafici. Aosta (MOLLO MEZZENA, 1982, p. 208 55., figg. 10-11); Cremona (FIORENTINI, 1963, p. 38 Ss., fig. 21 bis; FRONTINI, 1985, p. 156 5., tavv. 29-30); Milano (FIORENTINI, 1963, p. 38 Ss., fig. 21 bis; FRONTINI, 1985, p. 152 Ss., tavv. 26-28); Mantova (TAMASSIA - TIBILETTI BRUNO, 1970, p. 20 55., fig. 10); Aquileia (GUIDA, 1961-62; BERTACCHI, 1972; NOvAK, 1980, colì. 102 ~.ll2 Ss., 120, tavv. I-Il); Sevegliano (UD) (ZUCCOLO, 1985, p. 30 Ss., figg. 1-2 e tavv. I-Il; BUORA, 1985, p. 79, tav. Il); Joannis (UD) (STRAZZULLA RUSCONI, 1979, col. 31 5., tav. Il, 4-8); Adria (DE MIN et alii, 1986, p. 213, tav. I, 1-3); Reggio Emilia (DECANI, 1965, p. 55, fig. 1: scarico di fornace?); Marzabotto (BO) (SASSATELLI - DE MARIA, 1978, p.102 Ss., figg. 41, 43, 46, 49); Budrio (BO) (SILvESTRI, 1971, p. 28, figg. 5-6; BERGAMINI, 1980, p. 7 55., tavv. I-Il; p. 153 Ss., tavv. XXXIX-XL; p. 211 Ss., tav. LIX); Rimini (CIOvAGNETTI, 1984, p. 302 5., fig. 1, 1-10, fig. 2, 11).


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