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Pubblicazione 2010
collana 
ORCO ARTISTICA

Fortuna del pittore Giovanni Martino Spanzotti nel Canavese

di Stefania Crepaldi:


Il territorio canavesano è ricco di opere d’arte, alcune note anche a livello nazionale altre conosciute solo a livello locale o dagli studiosi. Tra i pittori spicca il nome di Martino Spanzotti autore degli affreschi nella chiesa di San Bernardino ad Ivrea. A questo grande artista ed alla sua scuola è stata attribuita in passato ed ancora recentemente una notevole varietà di altri affreschi quattro-cinquecenteschi, basandosi su criteri artistici in assenza di documentazioni storiche precise. Basandosi su un’originale e dettagliata ricerca sulle opere pittoriche in Canavese, anche quelle cosiddette “minori”, l’autrice ha cercato in questo secondo volume della collana “Orco Artistica” di svelare la mano personale del maestro, l’opera dei suoi allievi e quella degli imitatori che nel tempo hanno tratto da lui ispirazione.

 


Presentazioni

Questo libro di Stefania Crepaldi illustra la fortuna dell’arte di Giovanni Martino Spanzotti nel Piemonte Occidentale, tra XV e XVI secolo. Si inserisce, naturalmente, nel solco degli studi fondamentali di Mina Gregori, Giovanni Testori e Giovanni Romano (con il professore Romano la Crepaldi ha discusso la sua tesi di laurea presso l’Università di Torino), e svolge una precisa e compiuta ricognizione delle meno note opere di scuola, in molti casi repliche di composizioni più famose e talvolta, in passato, allo stesso Spanzotti attribuite.

            Dopo una necessaria introduzione, che contestualizza storicamente l'affascinante figura dello Spanzotti, sono compiutamente descritte le opere chiave del maestro: il tramezzo affrescato in S. Bernardino ad Ivrea e l'Adorazione del Bambino in S. Francesco a Rivarolo. Riconosciuti capisaldi nella carriera dello Spanzotti, ma anche precisi prototipi stilistici e iconografici per una serie di derivazioni in luoghi più o meno noti del Canavese. Alla puntuale ricognizione storiografica – svolta con puntiglio e diligenza, recuperando anche i più remoti contributi di eruditi e studiosi locali – si accompagna la descrizione delle pitture e delle vicissitudini architettoniche e storiche degli edifici che li ospitano, appoggiando sempre una corretta analisi stilistica allo spoglio delle fonti antiche, in massima parte costituite dai resoconti delle Visite Pastorali. Grande attenzione è dedicata anche allo stato di conservazione delle pitture esaminate, con conclusioni che permettono di riconsiderare significato e attribuzione di alcune opere.

            Una ricerca seria e filologicamente compiuta, risultato delle capacità di analisi storica e stilistica della giovane studiosa, ma, spero, favorita anche dalla circostanza che tale ricerca nasce, in origine, come tesi di diploma discussa, me relatore, presso la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Siena. In un periodo storico in cui ci si interroga sul senso delle Scuole di Specializzazione, e la loro reale funzione nella preparazione di giovani storici dell’arte, credo che libri come questo, storicamente ben definiti e profondamente legati al territorio e alla sua conservazione, rappresentino la migliore risposta che si possa offrire, in perfetta sintonia con il senso più vero e profondo di una disciplina umanistica.

           

 

Firenze, 10 ottobre 2009                                                                                    Giovanni Maria Fara

 

 

 

  Una straordinaria ricchezza di opere d'arte è emersa da una estesa ricerca su chiese e cappelle campestri dell'Alto Cavavese e delle Valli Orco e Soana compiuta dall'autrice ed ancora in fase di completamento su tutto il territorio.

  Chiese spesso di difficile accesso, aperte talora solo pochi giorni l'anno in occasione di feste patronali, celano opere d'arte misconosciute, di difficile lettura per il degrado, l'illuminazione non ottimale, restauri non sempre ben condotti.

  Di pochissimi di questi affreschi si conosce con certezza l'autore; solo in pochi fortunati casi l'artista ha lasciato una sigla, un nome nel cartiglio che ne consente una sicura attribuzione; in altri rari casi si sono trovati documenti d'archivio con note di pagamento e l'indicazione spesso solo del nome di battesimo e della provenienza del pittore.

  Non resta allora che affidarsi a confronti stilistici, a particolari dei volti, delle vesti, della composizione generale dell'immagine, facendo riferimento ad altre opere note; criteri spesso ingannevoli e fonte di lunghe diatribe tra gli studiosi.

  Si è così dovuto ricorrere al concetto di "scuola", rappresentata non solo dagli allievi e collaboratori diretti dell'artista, ma anche dai semplici imitatori delle sue opere più note e famose.

  Notevole importanza nell'arte canavesana è la figura di Giovanni Martino Spanzotti, nativo di Casale Monferrato ma attivo anche in Canavese che all'epoca e fino al 1631 appartenne di diritto per alcune porzioni del suo territorio, come il feudo di Rivara, al ducato di Monferrato.

  Le opere di questo artista, come lo straordinario tramezzo affrescato della cappella di San Bernardino ad Ivrea e l'Adorazione del Bambino in San Francesco a Rivarolo, hanno certamente impressionato e influenzato tutta una serie di altri frescanti operanti tra la fine del 1400 e la prima metà del secolo successivo.

  La necessità di chiarire le varie attribuzioni distinguendo le opere certe dello Spanzotti da quelle dei semplici imitatori, sia pure di buon livello artistico, ha spinto l'autrice ad un vasto lavoro comparativo approfondendo non solo l'aspetto artistico ma indagando anche le vicende storiche dei singoli edifici, anche di quelli più sperduti,  per lo più del tutto inedite.

  Ha così potuto rivelare influssi spanzottiani negli affreschi absidali della cappella della Madonna del Carmine a Prascorsano, in quelli di San Pietro Vecchio a Favria, nella parrocchiale di Rivara, nella cappella dei Tre Re ad Ivrea, come anche nella periferica cappella della Vergine delle Grazie in regione Ronchietto a Ribordone ed in alcuni disegni su carta che corredano la trascrizione quattrocentesca degli Statuti di Ivrea.

  La serietà ed importanza di questa ricerca ben meritano la sua pubblicazione nella collana Orco Artistica del CORSAC, nella speranza anche di richiamare maggiormente l'attenzione su queste opere d'arte, specie quelle meno note, per una loro maggiore conoscenza, alla base di una più attenta tutela e valorizzazione.

 

Cuorgné, 15 ottobre 2009

Giovanni Bertotti

                                                                                        

 


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